Cos’è il cloud? Dove si trova? Come se ne crea uno?

Queste sono domande che molto probabilmente avete sentito o chiesto, anche perché il termine ‘cloud’ ormai si trova ovunque.

In sintesi, per cloud – metafora che sta per internet – s’intende la memorizzazione e l’accesso a dati e programmi dal web anziché dal disco rigido del computer.

Il termine più esteso, ‘cloud computing‘, è entrato nel lessico informatico negli ultimi 10 anni e si riferisce essenzialmente a un processo di scambio di risorse per ottimizzare le prestazioni.

In pratica, ciò significa utilizzare una rete di computer per memorizzare ed elaborare informazioni, anziché una singola macchina.

Si tratta di un servizio ‘rivoluzionario’ perché non solo si possono archiviare i file in un unico posto ma si può accedere ad essi da qualsiasi dispositivo (PC, smartphone, tablet…), potendo così fare a meno di CD, DVD e dischi esterni rigidi.

In pratica, grazie al cloud, si può cominciare a guardare un film dal portatile, proseguire sul tablet e concluderlo sul telefonino, senza perdere neanche una scena.

Il cloud computing è molto popolare soprattutto in ambito aziendale, ma è usato anche dagli utenti singoli.

Il file, infatti, è collocato virtualmente all’interno di una ‘nuvola’ ma, in realtà si trova sul server di un’azienda, come la nostra, in cambio di una quota di adesione (abbonamento).

Esempi ‘famosi’ di cloud sono DropBox e Google Drive.

E anche MAC propone la propria soluzione di private cloud per creare ‘data center virtuali’, con possibilità di espansione o riduzione a seconda delle esigenze.